L’Evoluzione del Limite – Dialogo con Nicola Girotti sul mondo degli sport invernali tra Olimpiadi e innovazione.
1. Il Design oltre l’estetica: Performance e Comfort Nicola, guardando le Olimpiadi, spesso ci si sofferma sul gesto atletico. Ma quanto conta il design in tutto questo? Può davvero influenzare la performance o si limita a una questione di comfort del materiale?
Nicola Girotti: Il design è un fattore determinante. Non è solo estetica, è un abilitatore. Spesso il grande salto avviene con una tecnologia di rottura, un “leapfrog“, ma una volta fatto quel passo, il miglioramento costante arriva dai dettagli. Pensa agli atleti come Simone Origoni: studiano la posizione delle dita per guadagnare frazioni di velocità. Il design interviene qui, nella galleria del vento, modellando caschi, tute e persino le scarpette in carbonio dei pattinatori. È una sfida continua per spostare l’asticella del limite umano sempre un po’ più in là.
2. Questo approccio nato per l’eccellenza o per contesti specifici (come le Paralimpiadi), come si traduce poi per l’appassionato comune che vuole solo sciare in sicurezza?
Nicola Girotti: Questo è il punto centrale: le Olimpiadi e le Paralimpiadi non dovrebbero rappresentare un traguardo, ma l’inizio di un percorso più ampio. Oggi stiamo lavorando a un exoscheletro progettato per mantenere elevate le performance atletiche riducendo al tempo stesso lo stress su muscoli, ginocchia e articolazioni. In questo caso la tecnologia diventa un alleato prezioso, che permette di praticare lo sport più a lungo e in maggiore sicurezza.Non si parla soltanto di prestazioni, ma anche di piacere e qualità dell’esperienza. I progetti di Pininfarina in questo ambito nascono come veri e propri “enabler”: soluzioni che consentono a chi ama lo sport di continuare a praticarlo riducendo l’affaticamento fisico e supportando il corpo nei movimenti più critici. L’ispirazione che proviene dal mondo paralimpico si trasforma così in tecnologia accessibile e inclusiva, capace di offrire a un pubblico più ampio la possibilità di raggiungere performance migliori con maggiore comfort e sicurezza.
3. Quindi la tecnologia nello sport non è solo “più carbonio”, ma una visione di come l’atleta interagisce con l’elemento?
Nicola Girotti: Esatto. Ogni componente, dallo slittino studiato in galleria del vento alla fibra di carbonio più avanzata, serve a gestire l’equilibrio tra aerodinamica e controllo. Il bello di questo settore è che si rinnova costantemente: ogni nuovo limite raggiunto diventa la base di partenza per la sfida successiva. Studiamo ogni dettaglio per supportare l’atleta, ma con lo sguardo sempre rivolto a come queste innovazioni possano poi influenzare positivamente il mercato consumer.
4. Può raccontarci un progetto specifico nel winter sport in cui un vincolo reale (climatico normativo o ergonomico) ha portato a una soluzione progettuale inaspettata?
Nicola Girotti: Mi viene in mente un progetto che ha fatto scuola: gli scarponi Lange “Fluid”. In un momento in cui dominava un’estetica molto meccanica, il team ha introdotto un linguaggio più anatomico e aerodinamico, affinato anche tramite test in Galleria del Vento, pratica rara per un prodotto indossabile destinato alla neve, per ottimizzare leggerezza, scorrimento dell’aria e stabilità. Il vincolo chiave era ergonomico: creare un fit che seguisse realmente la biomeccanica del piede. Da qui l’idea, inaspettata per l’epoca, di integrare forme ispirate ai tendini e passare da un design “a strati tecnici” a una sorta di “pelle” continua che accompagna il corpo, migliorando comfort e precisione. A questo si aggiungeva un vincolo prestazionale/climatico: garantire trasmissione di potenza anche a basse temperature e mantenere stabilità aerodinamica. Le geometrie ottimizzate al vento hanno portato a superfici più pulite e prive di spigoli superflui. Il risultato è diventato un oggetto iconico, ricordato come uno dei primi a unire estetica organica e performance nel winter sport.
5. C’è un prodotto o concept su cui avete lavorato che rappresenta bene l’evoluzione verso sistemi “assistivi” nello sport invernale? Come funzionale e quale problema risolve per l’utente?
Nicola Girotti: Sì. Ski~Mojo, un esoscheletro meccanico per sci e snowboard pensato per ridurre lo stress su muscoli e ginocchia e aumentare la resistenza. Funziona con molle regolabili che assorbono energia in flessione e la restituiscono in estensione: in pratica
alleggerisce fino a ~1/3 del carico sulle gambe, riducendo dolore e affaticamento e migliorando stabilità e controllo sci-neve. È passivo (senza batteria), si indossa sotto i pantaloni e si adatta a corporature e pesi differenti mediante imbracatura e regolazioni, così da consentire più ore in pista anche a chi convive con problemi al ginocchio o con stanchezza rapida.
È assistivo perché redistribuisce il lavoro muscolare (scarica i quadricipiti e “chiama” di più gli ischiocrurali), dissipa urti e vibrazioni e preserva riserve di forza, con effetti concreti su sicurezza (meno errori da fatica), comfort e durata della sciata. In sintesi: più libertà, meno limiti fisici.