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Il futuro del ciclismo – ne parla Nicola Girotti, Pininfarina

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1: Il Futuro del Ciclismo
Un’analisi tecnica sulle tendenze, i materiali e la direzione che sta prendendo il mondo delle due ruote.

D: Nicola, partiamo da una riflessione quasi filosofica. Il mondo del ciclismo oggi sembra aver trasformato la bicicletta in un’opera d’arte dal valore incredibile. Ma agli occhi di un profano, la bici resta un oggetto semplice: un telaio e due ruote. Dov’è che si nasconde davvero la sua bellezza e complessità?
Nicola Girotti: È proprio in questa apparente semplicità che risiede la sfida. La struttura macroscopica è la stessa da decenni — un telaio composto da due triangoli sfalsati, le ruote e loa forcella — ma l’attenzione ai dettagli è diventata estrema. Non si tratta più solo di
estetica, ma di spostare costantemente il limite. Dalla storica collaborazione con Pininfarina per la SK ino ai progetti più recenti, il nostro legame con De Rosa si è evoluto in una ricerca costante di nuovi linguaggi stilistici. Non si tratta solo di disegnare una bicicletta, ma di far convergere l’estetica pura con il miglioramento ossessivo delle performance: ogni linea è pensata per evolvere l’identità del brand, trovando quell’equilibrio perfetto dove la bellezza della forma serve direttamente l’ef icienza dinamica. L’obiettivo è massimizzare la performance riducendo al minimo l’impatto del vento. La bicicletta non è più solo un mezzo di trasporto; è un concentrato di tecnologia che permette ai corridori di toccare gli 80 km/h in discesa, superando in agilità persino le moto.

D: Hai parlato di materiali. Ormai il carbonio è lo standard assoluto, ma cosa sta cambiando nel modo in cui viene utilizzato? È solo una questione di leggerezza?
Nicola Girotti: In realtà, il paradigma è cambiato. Non è più solo una corsa alla leggerezza fine a se stessa. Siamo arrivati al punto in cui la tecnologia supera la norma: oggi il limite UCI di 6,8 kg non è più un traguardo tecnico, ma un vincolo regolamentare. Sebbene potessimo scendere ben sotto questa soglia, il limite è mantenuto per garantire l’integrità strutturale e la sicurezza degli atleti, evitando che la ricerca estrema della leggerezza comprometta la rigidità necessaria a gestire le sollecitazioni delle gare professionistiche. La vera evoluzione oggi riguarda la gestione strutturale del materiale. Non soltanto si fa tutto in carbonio, ma si lavora sulla di erenziazione della trama a seconda delle zone del telaio per avere più o meno rigidità o leggerezza dove serve. Inoltre, la priorità si è spostata drasticamente: oggi si punta tutto sull’aerodinamica. I telai moderni appaiono strutturalmente più “grossi”, più massicci, ma questo accade perché hanno profili ottimizzati per fendere l’aria. È un equilibrio sofisticato tra volume, rigidità struttuale e impatto aerodinamico.

D: Quindi il design non è più un elemento aggiunto, ma è parte integrante della meccanica del mezzo…
Nicola Girotti: Esattamente. Pensa all’integrazione totale: oggi i manubri sono un corpo unico con il frame, i cavi sono spariti grazie alle trasmissioni wireless (Bluetooth), e la posizione stessa dell’atleta è più avanzata, più aggressiva. È un’evoluzione continua che non conosce un vero punto di arrivo, ma procede per piccoli, maniacali miglioramenti.

D: Questa visione mi fa pensare che non esista più la “grande rivoluzione” isolata, ma piuttosto un lavoro di cesello su ogni componente. Come si definisce il prossimo step quando un prodotto sembra già allo stato dell’arte?
Nicola Girotti: Mi viene in mente un concetto espresso nel libro da Sir Dave Brailsford sulla teoria del Marginal Gains “Atomic Habits”. Racconta di come il team inglese di ciclismo sia passato dalla mediocrità al dominio assoluto non grazie a un’unica invenzione miracolosa, ma attraverso la “somma delle piccole vittorie”. Hanno analizzato e migliorato dell’1% ogni singolo aspetto: la dieta, l’outfit, la posizione in sella, la risposta dei materiali. Nel design delle bici oggi facciamo lo stesso. Non cerchiamo necessariamente la forma mai vista prima, ma l’attenzione maniacale al dettaglio e a come portarlo “a terra”. Il futuro è in questa micro-ottimizzazione costante che, sommata, permette all’atleta di fare una di erenza enorme.

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